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L’eco­no­mia Civile? «Esca Dal Guscio E Fac­cia Poli­tica»

Intervista di Paolo Foschini a Paolo Venturi pubblicata su Corriere della Sera – Buone Notizie del 15 settembre 2026

Le maiu­scole con­tano?

«Sì, Imma­gi­na­zioni non è uno slo­gan. È una tesi esatta».

Cioè?

«Se l’imma­gi­na­rio non si tra­duce in azione si con­suma, men­tre l’azione senza imma­gi­na­rio è solo gestione dell’esi­stente».

Quindi?

«L’eco­no­mia civile oggi è entrata in que­sta fase: deve rea­gire a quella che chia­me­rei nor­ma­liz­za­zione silen­ziosa. Un rischio che arriva sem­pre, in tutti i pro­cessi».

E come si rea­gi­sce?

«Diven­tando obiet­tivo poli­tico. Che non vuol dire par­ti­tico, inten­dia­moci. Ma la poli­tica è una cosa pre­cisa: volontà di inci­dere nel mondo con­creto, capa­cità di tra­sfor­mare la società secondo un dise­gno. E que­sto è il pas­sag­gio che l’eco­no­mia civile deve affron­tare oggi».

Bilan­cio? Ven­ti­sei anni di impe­gno e siamo alla nor­ma­liz­za­zione silen­ziosa?

«È una fase tipica delle rivo­lu­zioni. C’è la sta­gione della nascita e dell’entu­sia­smo, poi arriva quella del rico­no­sci­mento e dello svi­luppo isti­tu­zio­nale, ma anche della buro­cra­tiz­za­zione. Oggi anche per le orga­niz­za­zioni della società civile è arri­vato il “terzo tempo”, quel momento di pas­sag­gio in cui lo sforzo è con­ti­nuare a essere radi­cali però anche prag­ma­tici: tra la ten­ta­zione del soprav­vi­vere, in un sistema che tende all’appiat­ti­mento, e l’urgenza di non per­dere il fuoco ini­ziale ma anzi rin­no­varlo, con obiet­tivi e risul­tati misu­ra­bili. Come dice Ste­fano Zama­gni non basta fare il bene, biso­gna farlo bene e per farlo bene biso­gna sapere per­ché lo si fa. Una scelta che non ammette rin­vii».

La realtà però torna indie­tro: il petro­lio conta più oggi di dieci anni fa e i soldi vanno sull’eco­no­mia mili­tare, altro che civile. O no?

«Come dicevo: la pro­fe­zia ini­ziale della nostra sto­ria era stata la volontà di costruire una società buona, il pro­blema è che quanto più que­sta visione si afferma tanto più diventa isti­tu­zio­nale e lon­tana dalla vita reale. Per que­sto, ripeto, la scom­messa di oggi è che il sociale e il civile si diano l’obiet­tivo di avere un ruolo eco­no­mico e poli­tico. È que­sto il mes­sag­gio che il mondo ci sta inviando».

Esempi sul da farsi?

«La realtà cam­bia, sedersi non vale. Abbiamo pas­sato gli ultimi dieci anni a con­tare i numeri del volon­ta­riato che si assot­ti­glia­vano e ci siamo occu­pati poco di quella per­cen­tuale – un terzo degli inter­pel­lati nei son­daggi – che la voglia ce l’avreb­bero tut­tora ma non tro­vano vie per inca­na­larla. Il 76 per cento del non pro­fit è fatto di asso­cia­zioni ma il 73 per cento degli occu­pati viene da coo­pe­ra­tive. Le fon­da­zioni sono il sog­getto eco­no­mico più in cre­scita, le ero­ga­zioni di quelle ban­ca­rie hanno supe­rato il miliardo e mezzo. Ecco: tutte que­ste realtà del Terzo set­tore non pos­sono più accon­ten­tarsi di esi­stere. Devono essere pro­ta­go­ni­ste del cam­bia­mento».

L’anno scorso il tema delle Gior­nate era la libertà.

«Sì, quest’anno è lo scopo: il cosa vogliamo farci, con la libertà. In diversi ambiti, a comin­ciare da quello che con la libertà c’entra più di ogni altro e cioè il pro­blema del defi­cit demo­cra­tico in cre­scita ovun­que. E poi la giu­sti­zia con­tri­bu­tiva, cioè non solo distri­bu­zione equa delle risorse ma la chia­mata in causa del ruolo che cia­scuno – com­preso il mondo pro­fit – può dare alla costru­zione di una società giu­sta: la famosa sus­si­dia­rietà cir­co­lare, per dirla ancora alla Zama­gni. E poi l’intel­li­genza arti­fi­ciale, l’inno­va­zione delle isti­tu­zioni, il lavoro umano che cam­bia forma e natura. Magari anche l’occa­sione per fare un punto sulla riforma del Terzo set­tore che si avvia a com­piere dieci anni».

Pas­sword per il futuro?

«Intra­pren­denza. Pren­dersi rischi. È que­sto che fa chi vuole cam­biare il mondo».

Fonte: Buone Notizie

AICCON

AICCON è il Centro Studi promosso dall'Università di Bologna, dal movimento cooperativo e da numerose realtà, pubbliche e private, operanti nell'ambito dell’Economia Sociale, con sede presso la Scuola di Economia e Management di Forlì.

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