Contributo di Stefano Zamagni, Università di Bologna – Presidente Commissione Scientifica di AICCON

La letteratura sulla persistenza dei divari regionali nell’Italia del periodo post-unitario è ormai schiera. La molteplicità degli studi di taglio sia teorico sia empirico ci fornisce un quadro esauriente dell’evoluzione dei tanti dualismi tra Centro-Nord e Sud : dualismo economico (in termini di livelli di reddito pro-capite, ricchezza delle famiglie, stato delle infrastrutture); dualismo sociale ( speranza di vita, livelli di istruzione, servizi sanitari, sicurezza, giustizia sociale); dualismo civile (in termini di partecipazione democratica, natura dei processi politici, tasso di imprenditorialità, vitalità delle organizzazioni delle società civile). Tuttavia, l’imponente lavoro di ricerca finora svolto, mentre è valso a fissare correlazioni di grande interesse conoscitivo tra le tante variabili in gioco, non è (ancora) riuscito a rintracciare credibili nessi di causalità tra le stesse. Si veda, tra i lavori più recenti P. Acciari, S. Mocetti (“Una mappa delle diseguaglianze del reddito in Italia”, Politica Economica, 3, 2012); G. Iuzzolino, G. Pellegrini, G. Viesti, (“Convergence among Italian Regions, 1861-2011”, Quaderni di Storia Economica, Banca d’Italia, 22, 2011); P. Kline, E. Moretti (“People, Places and Public Policy”, NBER, Nov.2013, 19659). Il dato che emerge è che, nel caso delle regioni italiane, né la convergenza sigma – con cui si misura la dispersione nel tempo del prodotto pro-capite delle regioni – né la convergente beta – con cui si accerta se le regioni più arretrate realizzano un tasso di crescita superiore a quello delle regioni più ricche – si sono andate realizzando nel periodo post-unitario.

 

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