Più luoghi che spazi per creare inclusione

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  • 10 ottobre 2017
  • di Rossella De Nunzio

Articolo di Elio Silvia pubblicato su Il Sole 24 Ore (lunedì 9 ottobre 2017)

Ogni anno, nella rocca di Bertinoro che dai colli di Romagna si affaccia verso il mare da un lato e verso la pianura emiliana dall’altro, il mondo non profit nelle sue diverse anime, dal volontariato all’impresa sociale, incontra a metà ottobre le istituzioni dell’economia civile per disegnare strategie e percorsi di sviluppo. La “Cernobbio del sociale”, come viene talvolta impropriamente definita, giunge alla diciassettesima edizione, mantenendo l’impronta scientifico-accademica che è nel suo dna, essendo organizzata da un’associazione, Aiccon, che è promossa dall’Università di Bologna, oltre che dal movimento cooperativo. Nel tempo, tuttavia, la manifestazione si è caratterizzata anche per una crescente apertura alla community degli studenti e dei giovani startupper, un segmento particolarmente attivo e motivato, dalla cui crescita dipenderà in buona misura il futuro sia delle attività rese a titolo gratuito, come il volontariato, sia dell’imprenditoria sociale.

Quest’anno le “Giornate di Bertinoro” (venerdì 13 e sabato 14) presentano agli occhi del mondo non profit anche un ulteriore valore aggiunto: cadono a soli due mesi dall’entrata in vigore dei principali decreti d’attuazione della riforma del terzo settore, che ha profondamente innovato il quadro normativo. Legittima, così, l’aspettativa di un confronto a carte scoperte tra la nuova disciplina giuridica e la normativa sociale corrente, con la necessità di trarre indicazioni concrete sulle future politiche di coesione e sviluppo. Come spiega Stefano Zamagni, presidente della commissione scientifica di Aiccon e “padre nobile” del non profit italiano, «il terzo settore deve proporsi lo sforzo di “fare luogo” contro la minaccia dell’isolamento. Il decennio di crisi che abbiamo alle spalle ha indebolito, e in alcuni casi distrutto, la comunità. Questo effetto perverso della crisi è stato quello che ha ricevuto, finora, l’attenzione più scarsa. Eppure tutti noi cerchiamo la felicità in forma civile, ossia in una dimensione relazionale. Non è possibile rigenerare i luoghi se non c’è una comunità. Per questo abbiamo bisogno di luoghi, che sono cosa ben diversa dagli spazi. L’urbanizzazione tipica dei nostri giorni segna il trionfo degli spazi, ma enfatizza l’assenza del civile, ossia dei luoghi».

Che fare, dunque? «Il percorso – ricorda Zamagni – si è avviato molti anni fa. Con la riforma del Titolo quinto del 2001 si è realizzata la costituzionalizzazione del principio di sussidiarietà. Oggi la sfida è quella di riconoscere l’intero terzo settore come soggetto e come attore protagonista del cambiamento. L’ambizione deve essere quella di arrivare a definire una strategia che consenta al non profit di uscire dalla nicchia che finora ha occupato per iniziare a navigare in mare aperto».

Il tema ufficiale delle Giornate di Bertinoro parla così di “Terzo settore in transito”, tra “normativa sociale ed economie coesive”. Fra tavoli di calibro istituzionale e workshop di impronta educativa il filo conduttore appare già alla vigilia il focus sui meccanismi di formazione e consolidamento del capitale sociale, che è importante quanto, se non di più, della norma legislativa, perché è la condizione che rende quest’ultima concretamente applicabile e condivisa.

Una ricerca che sarà presentata nella circostanza, realizzata dalla società Swg sulla percezione del terzo settore agli occhi degli italiani, offre al riguardo più di un risultato incoraggiante. «Si riscontra ancora una volta una grande fiducia da parte dei giovani, che sono la community più sensibile e attenta – osserva Paolo Venturi, direttore di Aiccon – Un dato importante, perché il terzo settore non è solo il mondo in cui si fanno buone cose, ma è anche il luogo in cui si fa diversamente impresa. La sfida è quella di riuscire a includere queste energie positive, perché il rischio è che si cerchi di assorbirle e renderle conformi al passato, mentre oggi, invece, le motivazioni e le necessità sono molto diverse».

Una partita, dunque, che richiede tempi lunghi e che, se da un lato non può prescindere dal nuovo assetto civilistico e organizzativo degli enti del terzo settore, dall’altro va oltre e si declina nella capacità di riallineare i codici della domanda di partecipazione con l’offerta di socialità, inclusione e sviluppo.

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