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Articolo di Annibale D’elia, Comune di Milano – settore Economia Urbana

 

1. Il Comune di Milano per le Nuove Economie Urbane

Dopo un periodo di sperimentazione avviato durante il precedente mandato, il Comune di Milano sta attuando una strategia di sviluppo economico con l’obiettivo di combinare innovazione e inclusione. L’idea di base è pro­muovere la nascita e lo sviluppo delle cosiddette “nuove economie urbane”: esperienze ibride che nascono supe­rando gli steccati tra profit e non profit, e che si stanno di­mostrando capaci di produrre valore economico e, nello stesso tempo, rafforzare la coesione sociale.

Come Direzione Economia Urbana e Lavoro, responsabi­le di tutte le funzioni di sviluppo economico di Milano, si sta lavorando intorno ad alcune domande chiave: è pos­sibile pensare che l’impiego delle tecnologie sia uno stru­mento abilitante di liberazione anziché di esclusione del­le persone? È possibile combinare la ricerca di sempre nuove soluzioni tecnologiche, sotto la spinta del mercato e della finanza, con la ricerca di nuove idee per risolvere i problemi delle nostre comunità?

Negli ultimi anni, il Comune ha intrapreso diverse inizia­tive in questo senso: dal sostegno ai laboratori di fabbri­cazione digitale (FabLab e makerspace), alle politiche per la diffusione degli spazi di lavoro condiviso in periferia (co-working), alle soluzioni di innovazione finanziaria a sostegno dell’economia sociale (microcredito e crowdfun­ding civico), alla definizione di linee guida per la regola­mentazione e il sostegno della sharing economy.

Ora la sfida è partire da questo bagaglio di esperienze – e dalle pratiche che nascono in maniera spontanea e dal basso – cercando di passare dalla stagione della sperimen­tazione al consolidamento e alla messa a sistema. L’obiet­tivo di ordine generale che ci poniamo è immaginare e re­alizzare, per prove ed errori, nuove modalità di sviluppo economico capaci di creare lavoro per una fascia quanto più ampia possibile di popolazione.

Uno degli interventi più ambiziosi in questo senso è il programma dedicato ai temi della nuova manifattura ur­bana e dell’artigianato digitale che è stato chiamato “Ma­nifattura Milano”.

  1. Lavoro e produzione nella quarta rivoluzione indu­striale

A partire dal 2011, esperti ed analisti a livello internazio­nale stanno utilizzando il termine “4.0” per riferirsi ad un processo di trasformazione tecnologica in atto nel mondo dell’impresa e in particolare della produzione di beni ma­teriali che, per impatto atteso, viene paragonato alla pri­ma e alla seconda rivoluzione industriale.

I caratteri di questa “rivoluzione”, generata dall’integrazio­ne tra diverse tecnologie quali la robotica avanzata, la stam­pa 3D, l’intelligenza artificiale, l’internet of things e il cloud computing, possono essere riassunti in 4 punti chiave:

  • la possibilità di combinare produzione di massa ed elevata personalizzazione, rendendo economi­camente sostenibile anche la produzione per pic­coli lotti;
  • il conseguente avvicinamento tra produzione e consumo con nuove possibilità di coinvolgimento degli utenti nel processo di produzione del valore;
  • una trasformazione dei luoghi della produzione industriale, anche di media o piccola scala e stret­tamente interconnessi tra loro;
  • il fatto che tutto ciò possa avvenire con un basso impatto ambientale.

A fronte di queste trasformazioni, negli ultimi anni i go­verni centrali dei principali paesi industrializzati si so­no molto impegnati nella realizzazione di grandi piani per l’ammodernamento dei sistemi industriali naziona­li. Una interessante rassegna delle principali iniziative in corso è contenuta in una indagine conoscitiva sull’indu­stria 4.0 realizzata alla fine del 2016 dalla Camera dei Deputati. La stessa indagine è stata la premessa per il lancio del Piano Nazionale Industria 4.0 a cura del Mi­nistero per lo Sviluppo Economico.

Nello stesso tempo, il crescente impiego di queste nuove tecnologie a supporto della produzione è accompagnato da una diffusa preoccupazione sia da parte degli esperti che dell’opinione pubblica per le ricadute dirette e indi­rette sull’occupazione. Secondo un report realizzato nel 2017 da Assolombarda, nella sola UE “circa 8 milioni di posti di lavoro potrebbero andare persi nei prossimi anni nell’ambito del Digital Manufacturing, divisi in parti più o meno uguali tra posti di lavoro distrutti da aziende che chiudono perché non più competitive, aziende che ristrut­turano la propria strategia, ed aziende che sostituiscono forza lavoro con capitale grazie alle nuove tecnologie” (In­dustria 4.0 – position paper Assolombarda, 2017). Secondo lo stesso report, le innovazioni 4.0 potrebbero portare alla nascita di un numero uguale o superiore di nuovi posti di lavoro purché siano accompagnate da un grande investi­mento nella formazione e nella riqualificazione della forza lavoro impegnata nel comparto industriale.

  1. La manifattura torna in città

Esiste tuttavia un fenomeno interessante che riguarda gli effetti positivi che le nuove tecnologie di fabbricazione digitale potrebbero avere sull’occupazione e che riguarda da vicino il ruolo delle città.

In diverse metropoli globali di medie o grandi dimensio­ni come New York City, Barcellona, Detroit e Parigi si as­siste ad una sorta di rinascita del comparto manifatturie­ro, dopo anni di progressivo e inesorabile declino. Si tratta del cosiddetto “ritorno della manifattura in città” che vie­ne reso possibile da nuove modalità di produzione e distri­buzione nate da un mix tra tradizione manifatturiera e ar­tigianale e impiego di tecnologie di digital manufacturing.

Tale fenomeno, soprattutto se accompagnato da politiche urbane consapevoli, sta producendo effetti sia in termini di sviluppo economico che di inclusione sociale grazie al­la creazione di nuovi posti di lavoro.

Sul solco di queste esperienze, ma con un’attenzione spe­cifica alla tradizione industriale e artigianale italiana e alla cultura del design e del saper fare, il Comune di Milano è impegnato nella ideazione e realizzazione del programma Manifattura Milano.

L’obiettivo del programma è rendere Milano un ecosiste­ma abilitante per la nascita, l’insediamento e la crescita di imprese operanti nel campo della manifattura digitale e del nuovo artigianato per creare nuova occupazione, rige­nerare le periferie e promuovere la coesione sociale.

Il programma è stato lanciato nell’aprile 2017 ed è decli­nato in 6 azioni verticali:

  • studi e ricerche, per mappare le esperienze in atto sul territorio milanese e confrontarle con bench­mark internazionali;
  • comunicazione e awareness per comunicare vi­sione, contenuti e opportunità del Programma, sensibilizzare gli attori economici e sociali e pro­muovere il programma a livello nazionale e inter­nazionale;
  • laboratori e servizi per attivare e/o potenziare ser­vizi territoriali: fablab, hub di comunità, incuba­tori e acceleratori per PMI e startup innovative;
  • spazi della città per mappare e mettere a dispo­sizione spazi urbani sottoutilizzati, predisporre o semplificare strumenti di regolazione e conven­zionamento urbanistico e incentivare l’insedia­mento nelle periferie;
  • sostegno agli investimenti per incentivare investi­menti, ricerca applicata, cross innovation e open innovation tramite accordi di programma o altri dispositivi per attrarre risorse pubbliche e private;
  • educazione, formazione e lavoro per realizzare ini­ziative educative, formative e per il lavoro tramite accordi con il MIUR, altre istituzioni o attraverso i servizi territoriali del Comune di Milano.

L’implementazione del programma avverrà secondo tre direttrici di metodo:

  • approccio sartoriale elaborando un modello mila­nese di manifattura urbana, connesso alle migliori prassi internazionali ma rispettoso di peculiarità e vocazioni della città anche riconoscendo e valoriz­zando le esperienze già in atto in città;
  • pianificazione agile realizzando sperimentazioni “leggere” e adattando progressivamente strumen­ti e modalità d’azione (data driven policy making e lean management);
  • governance aperta coinvolgendo gli attori pubblici e privati per attrarre risorse, ottimizzare gli sforzi, definire le priorità e rimuovere gli ostacoli.

L’ambizione, in un momento di grande trasformazione, è rendere l’ente locale una piattaforma abilitante per favo­rire l’interazione tra gli attori presenti e futuri, la circola­zione delle migliori esperienze e l’apprendimento tra pari.


Questo contributo è pubblicato nel volume “Il Terzo settore in transito. Normatività sociale ed economie coesive” che raccoglie tutte le relazioni e approfondisce i temi emersi in occasione della XVII edizione.

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