Il Terzo settore in transito

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  • 12 luglio 2018
  • di Rossella De Nunzio

Articolo di Paolo Venturi, direttore AICCON e Sara Rago, coordinatrice area ricerca AICCON


Non è possibile rigenerare i luoghi laddove non c’è comunità. La crisi dell’ultimo decennio ha indebolito – e in taluni casi distrutto – la comunità. Questa conseguenza perversa della crisi è quella che ha ricevuto, finora, le più scarse attenzioni. Eppure noi aneliamo alla felicità in “forma civile”, cioè in una dimensione relazionale. È per questo che abbiamo bisogni di luoghi: gli spazi, per quanto comodi ed efficienti, non sono sufficienti. L’odierna urbanizzazione segna il trionfo dell’urbano, cioè degli spazi, non del civile, cioè dei luoghi.

La strategia di lungo termine da perseguire è allora quella di dar vita a pratiche di organizzazione della comunità, come modello in grado di consentire alle persone di contribuire al processo di inclusione sia sociale che economica attraverso una strategia in grado di porre in pratica il principio di sussidiarietà circolare, articolando in modo nuovo la relazione tra mercato, Stato e comunità.

Per una costituzionalizzazione civile – né Stato-centrica, né mercantile – del Terzo settore è, inoltre, necessario tenere concettualmente distinte le nozioni di fine, missione, identità di un’organizzazione. Il fine (telos) di un’organizzazione è la sua ragion d’essere, la ragione per la quale essa svolge la sua attività. La missione dice, invece, del modo in cui il fine viene raggiunto, mentre l’identità ha a che vedere con le regole che governano la vita interna dell’organizzazione che, da un lato, devono assicurare la visibilità della missione e, dall’altro, devono rendere efficace il perseguimento del fine.Se si vuole che il Terzo settore giunga a connotarsi come social policy dotata di specificità diversa da quella delle istituzioni dello Stato e delle organizzazioni del mercato occorre assicurare la congruenza piena tra fine, missione e identità.

1. Fare luogo. Il Terzo settore fra normatività sociale e legislativa

Di fronte ad uno scenario caratterizzato in misura crescente da un vasto senso di degrado sociale e di perdita di “senso di comunità”, causati anche da fenomeni quali ad esempio la disoccupazione endemica e l’immigrazione, appare sempre più fondamentale trovare nuove modalità per ricostruire logiche di condivisione e di gestione dei beni comuni.

Il Terzo settore del dopo riforma (l. 106/2016) non può esimersi dal porre in cima ai propri compiti la rigenerazione della comunità, lo sforzo costante di “fare luogo” per creare quelle relazioni che scongiurano la minaccia di isolamento, affiancando così al un punto di vista della normatività legislativa quello della rigenerazione della normatività sociale, ossia la propensione a riattivare quelle norme sociali e quei legami fiduciari oggi premessa di qualsiasi azione in termini di policy di sviluppo locale in grado di aprire a nuove forme organizzative espressione della società civile. La qualità delle comunità passa dalla qualità delle sue norme sociali e pertanto si tratta di individuare proposte su come generare una nuova normatività sociale, costituendo quest’ultima la premessa indispensabile per un nuovo ciclo d’innovazione sociale.

2. Ridisegnare lo sviluppo. Educazione e nuove economie plurali

All’interno di uno scenario contraddistinto dalla domanda di rinnovamento dei legami sociali, lo sviluppo di forme di imprenditorialità cooperativa e sociale va di pari passo con lo sviluppo di un’economia locale coesiva in cui la dimensione relazionale e comunitaria costituisce la principale risorsa per la produzione di valore economico e sociale.

Ciò porta con sé una necessità in termini di capacità di rilettura e rigenerazione dei luoghi comunitari che passi attraverso processi di inclusione sociale e di rigenerazione di aree urbane e interne al nostro paese basati sulla condivisione dei fini in schemi di progettazione e gestione dei servizi. Un approccio e un’attrezzatura necessari ad attraversare la via stretta dell’efficienza e giungere così al nucleo dei significati che sostanziano l’agire sociale ed economico nella società d’oggi.

3. Ricombinare per rigenerare: nuove geografie del valore per produrre impatto sociale

L’esigenza di rispondere a nuovi bisogni sociali complessi e differenziati implica una risposta in termini di costruzione di nuovi percorsi di sviluppo in grado di contemplare nuove economie plurali che si nutrono delle potenzialità legate al momento di “transito” del Terzo settore e dalla trasformazione della società stessa, cogliendone le sfide e individuando innovativi percorsi di risposta.

Ciò a partire dalla consapevolezza che l’efficienza e la relativa massimizzazione non può essere l’unica strada percorribile in un contesto già profondamente segnato da diseguaglianze storicamente esistenti e aggravate dalla recente crisi socio-economica. Solo attraverso processi di capacity building che mettono al centro il capitale umano, infatti, sarà possibile creare modelli imprenditoriali e relativi meccanismi di governance in grado di rispondere contemporaneamente ad un’esigenza in termini di realizzazione individuale e comunitaria.

Ridisegnare la qualità dello sviluppo, infatti, chiede un cambio di visione e un importante investimento (in termini sia di risorse economiche che di capitale umano) in processi inclusivi, comunitari e collaborativi contraddistinti dalla capacità di orientarsi all’impatto, quest’ultimo inteso anche in termini di giustizia sociale.


Questo contributo è pubblicato nel volume “Il Terzo settore in transito. Normatività sociale ed economie coesive” che raccoglie tutte le relazioni e approfondisce i temi emersi in occasione della XVII edizione.

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