Le GdB 2018 per me sono state…

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  • 18 ottobre 2018
  • di Rossella De Nunzio

Il racconto di Alice Sanna, studentessa del Corso di Laurea in Management dell’Economia Sociale dell’Università di Bologna e tirocinante ad AICCON, che ha partecipato all’ultima edizione delle Giornate di Bertinoro.

Il 12 e il 13 ottobre ho partecipato, per la seconda volta da quando sono una studentessa del Corso di Laurea Magistrale in Management dell’economia sociale, alle Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile.

La location molto suggestiva della Rocca di Bertinoro ha fatto da cornice a un evento giunto ormai alla sua XVIII edizione. La suggestione più grande, tuttavia, è stata rappresentata dalla capacità di rendere quanto più attuale e moderno possibile l’evento probabilmente più longevo dell’economia civile – come ha ricordato Paolo Venturi durante la sessione di apertura –  attraverso la scelta di un tema che guarda al futuro con occhio speranzoso: la sfida etica nella IV Rivoluzione Industriale.

Abbiamo seguito la sessione di apertura in Sala Museo. Il keynote speech del professor Stefano Zamagni ha letteralmente conquistato gli studenti, che non si sono risparmiati negli applausi, non curanti del fatto che non si sarebbero mai sentiti sino alla Sala Affrescata. Particolarmente illuminante è stato il passaggio in cui ha parlato della capacità che è richiesta al Terzo Settore di mediare tra fanatici delle nuove tecnologie e pessimisti, guidando in senso democratico questa trasformazione e sfruttando le tecnologie come forza di bene, a partire dalla consapevolezza che è la responsabilità che ci distingue dalle macchine e che ci permette di decidere e non solo di scegliere. Densi di spunti sono stati anche gli interventi di Francesco Seghezzi e Marco Bentivogli su come le tecnologie convergenti possano cambiare il lavoro, l’uno con una visione tutto sommato ottimista, l’altro con una visione a parer mio più realista: la paura verso il cambiamento e in particolare verso il fenomeno della disoccupazione tecnologica inibisce l’adeguamento a questo nuovo setting, innescando un circolo vizioso in questo senso.

Tra la sessione di apertura e la sessione pomeridiana noi studenti siamo stati coinvolti da Anna Zattoni e Francesca Rizzi di Jointly – Il Welfare condiviso, con la facilitazione di Giulia Cassani e degli altri ragazzi di Social Seed, in dei laboratori volti a rispondere a delle challenges. È stato particolarmente stimolante trovarsi a discutere in gruppo di come risolvere delle sfide reali per questa start up che si occupa di welfare aziendale e, nondimeno, è stata un’occasione utile per utilizzare nel concreto delle conoscenze apprese durante gli studi. Praticamente tutti i ragazzi e le ragazze con cui sono venuta in contatto si sono detti particolarmente entusiasti del laboratorio e di come è stato gestito.

Un momento che ha fatto sentire noi studenti protagonisti di un evento di simile risonanza e valore simbolico è stato quello in cui, durante il secondo talk della sessione pomeridiana, è stato proiettato un video realizzato da alcuni di noi in cui abbiamo parlato dell’idea che abbiamo di comunità e di come la dimensione della comunità possa cambiare nell’era dell’intelligenza artificiale. È stato un momento particolarmente costruttivo quello in cui ne abbiamo parlato con Stefano Granata e Giuliano Poletti. A partire dalla presa di coscienza di una crisi identitaria che il vecchio modello cooperativo sta probabilmente attraversando, vecchie e nuove generazioni si sono interrogate su quale fosse l’effettiva eredità che le prime consegneranno alle seconde. In realtà, personalmente non ho mai amato la distinzione tra “voi” e “noi”, “giovani” e “vecchi”; anzi, ho sempre pensato che sia proprio il connubio tra l’esperienza e l’entusiasmo (misto a una giusta dose di incoscienza) a costituire il segreto per ripensare all’eredità che ci verrà consegnata in chiave nuova, moderna, innovativa.

Anche la sessione di chiusura non ha deluso con gli interventi di Ivana Pais, di cui mi ha colpito l’esortazione a non propugnare una visione della tecnologia che non ha bisogno della fiducia, e Leonardo Becchetti, con le sue avanguardiste dieci sfide per l’economia civile dirette su più fronti.

All’anno prossimo!

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